Vulcano Etna PDF Print E-mail

L'Etna, con i suoi 3300 metri di altezza, rappresenta l'elemento morfologico dominante della costa ionica della Sicilia. La forma conica poco regolare del vulcano testimonia la complessità dei processi costruttivi e distruttivi che ne hanno caratterizzato la storia eruttiva. Anche la sua collocazione geodinamica è tra le più complesse, al contatto tra la zolla Euroasiatica a nord e l'africana a sud. La collisione Europa-Africa e l'espansione del bacino tirrenico, processi tuttora attivi, hanno determinato le condizioni favorevoli per la nascita del vulcanismo etneo. Le forze che si generano in questa parte della penisola italiana determinano condizioni prevalentemente distensive nella crosta, così si generano grosse fratture che consentono al magma di risalire dal mantello alla superficie terrestre. La progressiva rotazione oraria della Sicilia, determinata dalla collisione Europa-Africa e dall'espansione del Tirreno, non solo produce tensioni nella crosta e fratture lungo la costa orientale dell'isola, ma anche la loro migrazione verso occidente. Questo processo determina una progressiva migrazione verso occidente dei principali condotti di alimentazione del vulcanismo etneo da sud-est a nord-ovest.
Le successioni temporale e spaziale delle principali fasi di attività del vulcano sono caratterizzate dalla formazione degli apparati: Centri eruttivi alealini antichi, Unìtà del Trifoglietto e Unità dei Mongibello, procedendo dai più antichi ai più recenti. In quest'area intensamente fratturata, dal mantello risale un notevole volume di magma che determina nuove condizioni nel campo delle forze agenti nella crosta. La spinta del magma produce un rigonfiarnento della crosta e fratture radiali che si dipartorio dal centro di spinta. Lungo queste fratture si inietta il magma che dà luogo all'attività laterale con la formazione dei coni avventizi che numerosi si rilevano lungo le pendici dei vulcano, lungo tre direttrici preferenziali Nord-Sud, NE-SO, ENE-OSO che si dipartono dall'apparato centrale.
L'attività vulcanica ha inizio circa 600.000 anni fa in mare, in un ampio golfo che nel Pleistocene (Quaternario recente) occupava l'area dove attualrnente sorge il vulcano. Successivamente, migrazioni di consistenti volumi di magma producono un sollevamento dell'area e l'avvio dell'attività subaerea. Le prove di questo sollevamento sono fornite dagli affioramenti delle argille pleistoceniche a 700m di quota nel versante nord-orientale e dai terrazzi marini e fluviali che si osservano a varie altezze nei versanti sudorientale e sudoccidentale. Le manifestazioni subaeree occultano gran parte dei prodotti emessi dalle eruzioni sottomarine, così oggi solo una parte delle manifestazioni più antiche possono essere individuate nelle zone di Aci Castello, Aci Trezza e Ficarazzi lungo il basso versante sudorientale. Prova di una distribuzione più ampia dei prodotti della fase sottomarina si hanno dalle stratigrafie dei numerosi pozzi che interessano questo versante dell'Etna. I prodotti emessi nella prima fase subaerea si rinvengono nel versante sudoccidentale del vulcano (Santa Maria di Licodia, Biancavilla, Adrano), dove formano ampie superfici terrazzate a quote variabili tra 600 e 300 m s.l.m. A questo periodo di attività subaerea si deve attribuire anche la rupe isolata di lave colonnari di Motta Sant'Anastasia, localizzata al di fuori del limite della copertura lavica del vulcano.
Dalle prime manifestazioni eruttive sottomarine e subaeree all'inizio dell'attività nei centri eruttivi antichi trascorre un lungo lasso di tempo: infatti, secondo i dati disponibili l'attività sarebbe ripresa tra 200.000 e 100.000 anni da oggi. In questo periodo si registra un significativo cambiamento dei chimismo del magma e dei meccanismi eruttivi. Sono eruttati alcali-basalti e si costruiscono numerosi centri isolati (centri eruttivi alcalini antichi). Successivamente si individuano due periodi di attività caratterizzati da un'ulteriore differenziazione magmatica e un notevole incremento dell'esplosività. Questa attività formò due grandi strato-vulcani, il Trifoglietto e il Mongibello antico, con numerosi centri eruttivi secondari. Questa attività durò fino a circa 8.000 anni fa, quando iniziò una fase prevalentemente effusiva (Mongibello recente) caratterizzata da una leggera evoluzione nei prodotti alcali-basaltici.
Nella sua storia l'Etna ha sovente modificato il meccanismo eruttivo: infatti le prime manifestazioni sono state prevalentemente effusive, mentre le fasi finali dell'attività del Trifoglietto e del Mongibello antico sono esplosive; quest'ultimo fu caratterizzato anche da attività con formazione di colate di fango e flussi piroclastici. Nella fase attuale (Mongibello recente) prevalgono le manifestazioni effusive da eruzioni laterali, mentre ai crateri sommitali (Voragine, Bocca Nuova, Cratere di NE, Cratere di SE) è concentrata l'attività esplosiva di tipo Stromboliano. La dinamica del vulcano non si manifesta solo attraverso l'attività eruttiva, ma anche attraverso la sismicità diffusa in tutto l'apparato e le deformazioni (dilatazioni e contrazioni) che precedono e accompagnano le eruzioni.